Radon: se ne parla poco ma è altamente pericoloso

Dopo il fumo, è la seconda causa di tumore ai polmoni, tuttavia si parla poco di questo gas radioattivo, nocivo per la salute

Il Radon è un gas naturale radioattivo di cui si parla poco, anche se è molto pericoloso per la salute: basta pensare che è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo.
Si stima che sia responsabile del 10% di tutti i casi di questo tumore. Si tratta quindi di un elemento molto più pericoloso, per esempio, dell’ amianto o del benzene, che può essere presente nelle nostre abitazioni.
Sporadicamente il Radon ha guadagnato le luci della scena come è accaduto invece per altri temi di salute ambientale, per esempio il benzene, l'amianto e i campi elettromagnetici.

 

Pur essendo una sorgente di radioattività, poi, non evoca immagini inquietanti e il rischio legato alla sua presenza non è percepito in modo altrettanto netto rispetto a quello che accompagna, per esempio, le indagini radiologiche o la medicina nucleare. Forse perché la definizione e le caratteristiche della sostanza inquinante mal si adattano a una sostanza naturale come è, appunto, il Radon. Eppure a questo gas radioattivo è dovuta circa la metà della quantità di radiazioni ionizzanti ricevuta in media nella vita, escludendo le irradiazioni per uso medico.
Il Radon e' un gas radioattivo incolore estremamente volatile prodotto dal decadimento di tre nuclidi capostipiti che danno luogo a tre diverse famiglie radioattive; essi sono il Thorio 232, l'Uranio 235 e l'Uranio 238. Nella tabella seguente e' riportata la sequenza del decadimento del nuclide più abbondante in natura e cioè' l'Uranio 238 responsabile della produzione dell'isotopo Radon 222. Il Thorio 232 e l'Uranio 235 producono invece rispettivamente il Rn 220 e Rn 219.
Il Radon viene originato ininterrottamente da alcune rocce della crosta terrestre ed in particolar modo da lave, tufi, pozzolane, alcuni graniti, etc. Sebbene sia corretto immaginare che le concentrazioni di Radon siano maggiori nei materiali di origine vulcanica spesso si riscontrano elevati tenori di radionuclidi anche nelle rocce sedimentarie.
Come gas disciolto viene veicolato anche a grandi distanze dal luogo di formazione poiché può essere presente nelle falde acquifere. Infine è nota la sua presenza in alcuni materiali da costruzione. La via che generalmente percorre per giungere all'interno delle abitazioni è quella che passa attraverso fessure e piccoli fori delle cantine e nei piani seminterrati.
L'interazione tra edificio e sito, l'uso di particolari materiali da costruzione, le tipologie edilizie sono pertanto gli elementi più rilevanti ai fini della valutazione dell'influenza del Radon sulla qualità dell'aria interna delle abitazioni ed edifici in genere. Alcuni studi nell'ultimo decennio hanno dimostrato che l'inalazione di radon ad alte concentrazioni aumenta di molto il rischio di tumore polmonare.
 
I risultati di tali studi supportano l'opinione che, in alcune regioni europee, il radon può essere la seconda causa in ordine di importanza, di cancro ai polmoni. Abbiamo i mezzi e le conoscenze per contrastare il pericolo ambientale che l'Organizzazione mondiale della Sanità attraverso l'IARC ha inserito nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni conosciuti.
Scoperto nel 1898 da Pierre e Marie Curie, il Radon è un gas nobile e radioattivo che si forma dal decadimento del Radio (con espulsione di un nucleo di Elio), generato a sua volta dal decadimento dell'Uranio.

Il Radon è un gas molto pesante, pericoloso per la salute umana se inalato. L'isotopo più stabile, il Rn ha una vita media di 3,8 giorni e viene usato in radioterapia. Uno dei principali fattori di rischio del radon è legato al fatto che accumulandosi all'interno di abitazioni diventa una delle principali cause di tumore al polmone.
Il Radon è un elemento chimicamente inerte, naturalmente radioattivo. A temperatura e pressione standard il Radon è inodore e incolore. Alcuni esperimenti dimostrano che il fluoro può reagire col Radon e generare il fluoruro di Radon. E' solubile in acqua e poiché la sua concentrazione in atmosfera è in genere estremamente bassa, l'acqua naturale di superficie a contatto con l'atmosfera (sorgenti, fiumi, laghi...) lo rilascia in continuazione per volatilizzazione anche se generalmente in quantità molto limitate. D'altra parte, l'acqua profonda delle falde, può presentare una elevata concentrazione di Rn rispetto alle acque superficiali.
La maggiore sorgente di Radon è il sottosuolo, dal quale il gas fuoriesce attraverso crepe e fessure, penetrando nelle abitazioni attraverso giunti di connessione, fessure, canalizzazioni di impianti idraulici, elettrici e di scarico

Il rischio cresce all’aumentare della concentrazione e del tempo di contatto. Gli ambienti chiusi come case, scuole e uffici sono quelli da considerare più a rischio.
Il nostro Paese, per la sua conformazione geologica, è particolarmente soggetto al problema
Dato un certo contenuto di Radon nel suolo, la quantità di gas rilasciata varia in relazione alla permeabilità del suolo (densità, porosità, granulometria), del suo stato (secco, impregnato d'acqua, gelato o coperto di neve) e dalle condizioni meteorologiche (temperature del suolo e dell'aria, pressione barometrica, velocità e direzione del vento). In più, la concentrazione di Radon si abbassa rapidamente con l'altitudine. L'acqua sotterranea, i gas naturali, il carbone e gli oceani sono altre fonti minori di radiazioni. E' quindi chiaro che il Radon è universalmente presente, ma la velocità di emissione varia significativamente nel tempo, anche per uno stesso luogo. A livello regionale o locale, indipendentemente dalle condizioni prevalenti in un dato periodo, il fattore che più influenza il rilascio di Radon è la geologia ( per esempio il contenuto di Uranio delle rocce). In parole povere è più facile che contengano Radon i terreni granitici e vulcanici, così come le argille contenenti alluminio. Ci sono eccezioni a ciò, tuttavia: si possono trovare miniere di Uranio in terreni sedimentari, o Radon in suoli calcarei. La maggior parte del Radon presente in un edificio ha origine dal suolo sul quale esso è costruito. Se il basamento ha un pavimento di fango, il Radon può penetrare facilmente. Se il pavimento è di cemento, il Radon penetra attraverso le spaccature che si formano con il tempo, lungo le tubature o attraverso le giunture tra i muri. Il Radon può anche provenire - in misura minore - dai muri, se essi sono stati edificati utilizzando materiali radioattivi (tufi vulcanici, per esempio) o dai rubinetti, se l'acqua contiene del Radon disciolto. Il Radon "condotto" all'interno di una casa tende a restare lì.


Se non si prendono misure speciali, la pressione all'interno di un edificio è leggermente più bassa che all'esterno, l'aria interna tende a stagnare piuttosto che a rinnovarsi. Si può facilmente provare questo esperimento in inverno, ponendo la mano vicino allo stipite di una finestra: una corrente di aria fresca, più o meno intensa secondo la larghezza della fessura, si può percepire chiaramente all'interno della casa, ma non all'esterno. Per un dato terreno, e indipendentemente dal tempo, la concentrazione finale di Radon in una casa è quindi dipendente dal tipo di costruzione. Dipende anche, in larga misura, dall’aerazione, sia passiva (cattivo isolamento) che attiva (per esempio, aprire le finestre a intervalli lunghi o brevi). Il ruolo ricoperto dalle condizioni meteorologiche (vento, pressione barometrica, umidità) spiega non solo le variazioni stagionali della concentrazione di Radon in una data casa, ma anche le differenze analizzate tra i livelli diurni e notturni.


Il Radon è presente in tutta la crosta terrestre. Si trova nel terreno e nelle rocce ovunque, in quantità variabile. Essendo un gas, il Radon può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno disperdendosi nell’aria o nell’acqua. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera,all’aperto la concentrazione di Radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole, etc) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo.
Il Radon si distribuisce uniformemente nell’aria di una stanza (principio di Pascal), mentre i suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri, aerosol) dell’aria che si respira per poi depositarsi sulle superfici dei muri, dei mobili etc. La maggior parte del Radon che inaliamo viene espirata prima che decada (ma una piccola quantità si sposta nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento si fissano alle pareti dell’apparato respiratorio e qui irradiano (tramite le radiazioni alfa) soprattutto le cellule dei bronchi.


Il Radon si può trovare anche nell’acqua potabile.
Poiché il Radon è un gas incolore ed inodore, i suoi effetti non sono direttamente avvertibili dai sensi dell'uomo. Al contrario alcuni animali ne sentono gli effetti indesiderati e si allontanano naturalmente da quei luoghi. Oggi è possibile però risalire alla presenza di Radon principalmente con due tipi di dispositivi:

    •    I Rivelatori Passivi che non necessitano di alimentazione elettrica; dopo un tempo di permanenza, la cui durata dipende dal tipo di rivelatore, vengono rimossi e inviati  in laboratorio per procedure ad analisi di tipo chimico-fisico per la determinazione della concentrazione media nel periodo di integrazione.
    •    Rivelatori Attivi che sono costituiti da strumenti dotati di un particolare sensore Geiger sensibile prevalentemente alla radiazione alfa.


L'iniziativa può essere a livello locale o individuale. In tutti i casi la cittadinanza deve essere informata.
Studi cartografici nazionali o regionali possono fornire dati utilizzabili a livello locale
Studi cartografici nazionali o regionali possono fornire dati utilizzabili a livello locale. Tuttavia, in alcuni casi, questi dati possono essere inesistenti o inadeguati. Soltanto un gruppo di specialisti può decidere se sono necessarie ulteriori misure per ricavare statisticamente conclusioni valide a livello locale. Le autorità per la salute locale o gli istituti nazionali di ricerca hanno tali gruppi di specialisti disponibili.
In una stessa località, la situazione può variare considerevolmente da un edificio a un altro. Nelle aree valutate a rischio geologico, può essere necessario effettuare misure nelle singole case.
Quando si rileva un'alta concentrazione di Radon in un edificio già esistente, le sue vie di accesso devono essere identificate ed eliminate.
In Italia, nel 2002, è stato elaborato un Piano nazionale radon (Pnr)

In Italia, nel 2002, è stato elaborato un Piano nazionale radon (Pnr) con la collaborazione di un gruppo multidisciplinare di esperti, nell’ambito della commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sull’inquinamento indoor. Il Pnr rappresenta un insieme organico e coordinato di azioni volte alla riduzione del rischio Radon (incluse normative, mappature, informazione, formazione) ed ha avuto il parere favorevole del Consiglio superiore di sanità e della Conferenza Stato-Regioni.

In Italia non esiste una normativa specifica che definisca i livelli limite di Radon nelle abitazioni. Il riferimento normativo è una raccomandazione della Comunità Europea (Raccomandazione 90/143/Euratom), che indica in 400 e 200 Bequerel per metro cubo, rispettivamente per le abitazioni già esistenti e per quelle di nuova costruzione, i valori oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di rimedio.